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Come i finanziatori possono dare maggiore visibilità alle persone in condizione di disabilità

20 Luglio 2021
Disabilità Filantropia

Affari foto creata da DCStudio – it.freepik.com

LA DISABILITÀ È UN’AREA RELATIVAMENTE POCO FINANZIATA DALLA FILANTROPIA, MA OFFRE IMPORTANTI POSSIBILITÀ DI CAMBIAMENTO E DIVERSE MODALITÀ DI REALIZZAZIONE DI EFFETTI POSITIVI DELLE DONAZIONI SUI BENEFICIARI

Di Catherine Hyde Townsend & Bess Rothenberg

Traduzione e rielaborazione di Redazione

 

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La pandemia da COVID-19 ha reso ancor più evidente ciò che le persone in condizione di disabilità hanno raccontato per molto tempo: il sistema lascia in disparte le persone in condizione di disabilità perché non è stato pensato avendo a mente il loro benessere. Gerard Quinn, nuovo Special Rapporteur delle Nazioni Unite per le Persone con Disabilità, durante la 46esima sessione del Consiglio per i Diritti Umani, ha affermato «La pandemia da COVID-19 ha dolorosamente mostrato che le persone in condizione di disabilità sono trattate come se fossero invisibili. L’invisibilità crea disuguaglianza – e la disuguaglianza rafforza l’invisibilità».

La disabilità è un’area relativamente poco finanziata dalla filantropia, ma offre importanti possibilità di cambiamento e diverse modalità di realizzazione di effetti positivi delle donazioni sui beneficiari. Speriamo di fornire alcuni utili consigli e passi che possono essere intrapresi per migliorare l’inclusività delle persone disabili.

 

1. Capire la disabilità e riconoscere l’abilismo presente nel mondo della filantropia

Solitamente, molte persone associano la disabilità a problemi di tipo medici e, per questo, relegano il ruolo di creare benessere per persone in condizione di disabilità a professionisti della medicina, affinché trovino cure e terapie adeguate per i pazienti. Tuttavia, la comunità disabile ha anche un’identità radicata basata su questioni di potere e di discriminazione. La comunità disabile ha una cultura – anzi, molte culture. Se non si riconosce la disabilità come un’identità politica, come una comunità, che un suo orgoglio, non è possibile capire perché la disabilità è un tassello fondamentale della giustizia sociale (o perché la giustizia sociale è fondamentale per eliminare l’abilismo).

«Un sistema che fissa valori riguardanti al corpo e alla mente delle persone basati su un’idea socialmente costruita di normalità, intelligenza, eccellenza, desiderabilità, produttività». Così Talila A. Lewis definisce l’abilismo: un processo che standardizza e prioritarizza le persone non disabili e perpetua gli stereotipi e le discriminazioni ai danni delle persone in condizione di disabilità.

Solo cambiando queste norme socialmente costruite è possibile creare comunità e luoghi di lavoro inclusivi. E la filantropia spesso rinforza questo abilismo. Lo fa attraverso processi di grantmaking di fatto inaccessibili; lo fa non elargendo fondi a sufficienza. Per anni, le persone in condizione di disabilità hanno bussato alle porte della filantropia, hanno provato a cambiare le priorità di finanziamento della filantropia, ma molti donatori si sono mostrati riluttanti o incapaci di lavorare con le organizzazioni di persone disabili.

 

2. Nessuna azione su di noi senza di noi

Dall’inglese “Nothing about us without us”, è un’espressione usata per la prima volta negli anni ’80 da alcune persone in condizione di disabilità, attivisti, per sottolineare la necessità non solo di dignità e rispetto, ma anche di potere politico affinché possano contribuire a costruire ciò che è veramente necessario per le persone disabili. Rigetta la nozione che gli esperti medici, i parenti o i filantropi debbano parlare per conto delle persone in condizione di disabilità. Mentre “Nothing about us without us” sembra implicare, innanzitutto, accesso e partecipazione, implica in ultima analisi che la leadership debba essere nelle mani dei destinatari delle azioni.

Ancora, l’esperienza delle persone disabili è notevolmente diversa a seconda dell’estrazione sociale o della propria identità: persone in condizione di disabilità LGBT, donne, non caucasiche, immigrate portano, ciascuna, un’esperienza diversa. Per questo, è necessario coinvolgere un gruppo rappresentativamente tanto più amplio quanto possibile.

Occorre:

  • Stabilire un gruppo di consiglio, rappresentativamente amplio, a cui far riferimento per le decisioni.
  • Assumere persone in condizione di disabilità, formandole e permettendo loro di assumere, con l’esperienza, posizioni di potere.
  • Chiedere ai beneficiari in che modo includono le persone in condizione di disabilità. È utile finanziare progetti che coinvolgano le persone in condizione di disabilità anche ai livelli più alti dell’organizzazione e non solo come meri beneficiari.

La partecipazione delle persone in condizione di disabilità è fondamentale per creare inclusione.

 

3. Stabilisci obiettivi di inclusione e sistemi di responsabilità legati agli obiettivi

Ciò che conta deve essere contato. Aggiungi le persone in condizione di disabilità nella lista di comunità a cui tieni, fissando obiettivi di inclusione e progettando un percorso che permetta il loro raggiungimento. Includi le persone in condizione di disabilità nel tuo staff.

 

4. Costruisci un percorso per imparare

La filantropia ha molto da imparare e disimparare. È necessario creare un percorso intenzionale per imparare in che modo è possibile abbattere le disuguaglianze presenti nella filantropia. Di seguito, una lista di possibili passi da intraprendere:

  • Insegna al tuo staff la disabilità: aiuta il tuo personale a capire in che modo l’attuale approccio crea disuguaglianza e in che modo interagire con le persone in condizione di disabilità affinché si possa abbattere l’abilismo. Non solo, occorre che lo staff possa interagire e dialogare di queste questioni direttamente con il personale disabile del tuo ente.
  • Stabilisci pratiche condivise con altri enti.
  • Confrontati con gli enti beneficiari sulla questione, aiutali a imparare la disabilità, se per loro è un argomento nuovo, e impara, a tua volta, da loro, se invece sono esperti.