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La grande filantropia svizzera tra tradizione e innovazione

25 Novembre 2020
Geinoz

L’INTERVISTA A FRANÇOIS GEINOZ, PRESIDENTE PROFONDS E DIRETTORE DELLA LIMMAT STIFUNG, CI PERMETTE DI ESPLORARE LE DINAMICHE ED EVOLUZIONI DELL’ECOSISTEMA FILANTROPICO ELVETICO, IN COSTANTE CRESCITA E SEMPRE PIÙ TESO AD ORGANIZZARSI ATTORNO A MODELLI DI GOVERNANCE SNELLI E COST-EFFECTIVE

di Chiara Lévêque, Aragorn

 

Quali sono le caratteristiche principali delle fondazioni svizzere e che tipo di evoluzione hanno avuto nel corso degli anni?

Ad oggi la Svizzera conta più di 13.000 fondazioni di utilità pubblica, il doppio di vent’anni fa, e il loro numero continua ad aumentare, con una media di una nuova fondazione al giorno. Negli ultimi 10 anni è però raddoppiato il numero di liquidazioni, passando da 100 a 200 all’anno. Le fondazioni rappresentano un patrimonio totale di oltre 90 miliardi di euro e sono responsabili di una distribuzione annuale di 2 miliardi.

Le varie fondazioni hanno scopi molto diversi. La maggioranza di esse si occupa di cultura, formazione, ricerca e del sociale, anche se negli ultimi anni si è registrato un aumento di fondazioni impegnate per l’ambiente.

La tendenza generale è sicuramente una professionalizzazione del settore, anche se ci sono ancora molte piccole fondazioni poco attive e gestite in modo minimale.

Le associazioni di interesse si stanno sviluppando sempre di più, anche se comprendono ancora una piccola parte delle fondazioni. ProFonds, creata 30 anni fa, rappresenta fondazioni di utilità pubblica di ogni tipo e conta ormai quasi 500 membri, mentre Swissfoundations si focalizza su fondazioni erogatrici e si sta avvicinando ai 200 membri.

Evidentemente, quest’anno è stato anche per le fondazioni svizzere molto speciale a causa del coronavirus. Secondo le prime stime, i risultati di fund raising sono stati forse un po’ superiori agli anni precedenti, ma si osservano grandi differenze: ci sono anche Enti che, operando con metodi abituali di fund raising, hanno sofferto molto. D’altra parte, molte fondazioni hanno adattato i propri progetti alle nuove necessità, sempre che ciò fosse possibile in termini di scopi statutari. Per alcune è ciò nonostante difficile realizzare i propri progetti, alla luce delle restrizioni (es. eventi culturali, corsi ecc.). Inoltre, anche le fondazioni hanno dovuto ridurre molto il lavoro presenziale in sede, le riunioni, seminari, ecc. Speriamo che si possa presto ritornare alla normalità.

 

Considerando il panorama svizzero, quali sono le possibili motivazioni che spingono un privato cittadino ad aprire una fondazione? 

Identifico soprattutto tre fattori.

Innanzitutto, la Svizzera ha una grande tradizione di impegni di utilità pubblica, anche a livello internazionale: pensiamo, per esempio, alla Croce Rossa o al WWF.

Inoltre, il Paese è una piazza finanziaria forte e ha condizioni fiscali attrattive, fattore per cui non poche persone facoltose provenienti da tutto il mondo si stabiliscono in Svizzera, alcuni dei quali con intenzioni filantropiche.

Infine, il quadro legale per le fondazioni è molto aperto rispetto ad altri Paesi. Risulta abbastanza facile e rapido creare una fondazione in Svizzera: i limiti minimali di patrimonio sono bassi, non ci sono quote di distribuzione obbligatoria, come per esempio negli USA o in Germania, e c’è una grande libertà di organizzazione e di investimenti del patrimonio. Logicamente ci sono anche limiti e regole, ma comunque c’è un forte interesse a realizzare i fini di utilità pubblica in modo efficace ed efficiente.

 

Quali sono le motivazioni che influiscono sulla scelta di aprire un fondo (sub-fondazione) piuttosto che una fondazione? 

Le fondazioni ombrello si stanno sviluppando molto in Svizzera; se fino al 2000, la Fondazione Limmat era l’unica, adesso si contano 25 “Umbrella Foundations”.

Queste fondazioni offrono a terzi la possibilità di creare, sotto il tetto della fondazione, sottofondazioni o fondi, così che essi possano realizzare le loro intenzioni filantropiche senza creare un nuovo ente. Lo svantaggio per i terzi consiste nella dipendenza dalla fondazione, vantando quindi un’autonomia inferiore a quella che potrebbero avere se possedessero una propria fondazione.

Ma ci sono molti vantaggi. Una sub-fondazione può strutturarsi attraverso gli elementi propri di una fondazione autonoma: regolamento, finalità, progetti, patrimonio proprio, consiglio di fondazione. Appoggiandosi su una struttura professionale esistente, le sub-fondazioni godono di sinergie nella gestione amministrativa, nel project management, nella gestione del patrimonio. Qualche volta diverse sub-fondazioni possono sviluppare un progetto comune. In questo caso, i fondatori di tali fondi apprezzano di queste soluzioni i costi amministrativi chiaramente inferiori e il fatto che il futuro del loro impegno filantropico sia più sicuro.

 

Come viene vissuta in Svizzera la tematica della valutazione di impatto? 

In Svizzera si parla molto dell’importanza dell’impatto sociale dei progetti delle fondazioni. È un tema affrontato sia dai progetti più classici, sostenuti da donazioni, sia per modi più recenti di agire, come l’impact investing.

Spesso però accade che lo scopo dei progetti non venga del tutto raggiunto e le ragioni possono essere varie: magari perché non si cerca di misurare l’impatto, perché non si fa una distinzione chiara tra risultati e outcome, oppure perché forse non si verifica l’impatto rigorosamente, con gruppi di controllo. In ogni progetto è importante però concentrarsi sempre sui beneficiari e sul miglioramento qualitativo del loro livello di vita, individuale e collettivo, materiale e non materiale.

A questo proposito, esistono valide offerte formative utili ad approfondire queste tematiche, in particolare il corso annuale “Gestione dell’impatto in NPO” del CEPS (Center for Philantropy Studies, Università di Basilea). Vorrei menzionare anche l’importante incontro organizzato nel gennaio 2020 dal Center for Evaluation and Development, all’Università di San Gallo, dove tra l’altro sono stati mostrati i metodi di valutazione d’impatto sociale di J-PAL e di Swissocial.

Capire bene cos’è l’impatto, misurarlo con buoni metodi e – secondo i risultati – aver il coraggio di adattare i progetti, sono fattori essenziali per contribuire in modo efficace alla realizzazione di un avvenire migliore, non solo per le tante persone bisognose ma anche per la società.

 

Per maggiori informazioni www.limmat.org; www.profonds.org